Centurion, 2010, Neil Marshall (ovvero di teste mozzate e di amazzoni incazzate)

Neil Marshall, originario della perfida Albione (come mio padre ama ricordare l’Inghilterra), produsse un clamore spaventoso, ormai un lustro fa, grazie al suo gioiellino horror The Descent. Che si inventò il simpatico hooligan?

In breve mise a punto una formula vincente che si guadagnò tutta la mia stima: prendi un gruppo di donne durante “quel periodo del mese”, aggiungi scazzi vari, gelosie, rancori sopiti (ovverosia tutto ciò che il genere femminile considera “rapporti sociali” – e poi si stupiscono se i maschi tendono a farsi i cazzi propri), innesta la brillante idea di una gitarella all’interno di un sistema di grotte praticamente ignoto, fai fare conoscenza al mostruoso gruppo di esseri assetati di sangue con gli abitanti delle caverne, glabri, ciechi, fetenti e altrettanto assetati di sangue e infine chiudi il tutto con la frase magica: “picconate in faccia come se piovesse!”. The Descent si muoveva quindi sul filo sottile che separa la misoginia spaventata di chi se la fa sotto vedendo un gruppo di amazzoni incazzate e il femminismo di chi ha preso atto dei cambiamenti avvenuti e perlomeno vuole prendersi meno mazzate possibili dalle donzelle di cotta di maglia vestite. (in realtà tutte in canotta. Andrebbe scritto qualcosa a riguardo, per l’horror moderno al femminile è diventata ormai una divisa d’ordinanza)

The Descent: il film che dice NO agli assorbenti

OH, SI SCHERZA, POSATE PURE IL MATTARELLO E L’ASPIRAPOLVERE, SIAMO TRA AMICI DEL GENERE FEMMINILE!
Chi rimase impressionato recuperò quindi il film precedente del regista, Dog Soldiers, e nuovamente rimase impressionato, stavolta per motivi opposti: si trattava di una pellicola totalmente sbagliata dal punto di vista della regia e del montaggio, che però mescolava momenti di ironia feroce, WTF, realismo licantropico (o si dice licantropesco?), budget minimale e cadute nel ridicolo  (in)volontario. Insomma, Neil prima si era divertito facendo il buffone e poi qualche anno dopo aveva buttato giù il carico pesante.

Tintarella di luna, tintarella color sangue…

Il nostro inglesone ha girato anche Doomsday, di cui si dicono cose discordanti, e che qui non è ancora arrivato.
Passiamo così al film di oggi, Centurion, il cui motto è:
TESTE MOZZATE COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI.
Detta in questo modo il quarto film di Marshall sembrerebbe essere una cazzata tutta iper-violenza e testosterone in gonnella da romano antico. In realtà così non è: o meglio, non è una cazzata, ma la sua bella dose di sangue a fiume la sparge senza fare complimenti, con il dovuto ritmo veloce che si addice ad una situazione del genere.
La pellicola ha una trama che risponde all’interrogativo: che è successo alla famosa, misteriosa Nona Legione? La risposta è semplice: è stata massacrata quasi per intero dai Pitti a seguito di un’imboscata ferocissima e di grande impatto. Basti solo sapere che contro i poveri fessacchiotti, disposti in formazione difensiva dopo essersi accorti di essere sotto sortita nemica, vengono scagliate delle PALLE DI FUOCO.

Mezzo giro in avanti + Pugno

Il grosso del minutaggio viene speso nella descrizione del tentativo di fuga dei pochi superstiti al disastro militare, nella speranza di arrivare all’accampamento di stanza in territorio Britannico. Sorge in effetti la problematica del punto di vista, ovverosia: per chi si deve parteggiare nel film? Senza ombra di dubbio all’inizio i romani vengono presentati come i guerrieri onorevoli e occidentali, con la dovuta carica di partecipazione dovuta alla figura del generale che fa l’amicone con la sua marmaglia.
Esemplare la scena in cui prima fa a braccio di ferro con un poveraccio, gli infilza il gladio nella mano dopo che questi ha cercato di fregarlo, e quindi scatena una rissa collettiva senza una ragione precisa, giusto ad uso ridere: l’identificazione è chiara, i Romani sono una specie di hooligan, o degli attaccabrighe da pub inglese. Però simpatici e nel giusto. I Pitti invece sono brutali, barbari, puzzano un po’, si pittano la faccia (se no che Pitti sarebbero?) e sostanzialmente sono i cattivi.
Questo stato di cose viene modificato però dalla scoperta delle porcate fatte dai Romani, ovverosia tutto ciò che un esercito d’occupazione produce nei territori occupati: vittima ne è un personaggio importante del film, per cui la cosa risalta ancora di più. Inoltre la spedizione contro i pochi superstiti è causata dall’assassinio del figlio del capo dei Pitti (non proprio un incidente, anche se avviene in una situazione d’emergenza). Ci viene ricordato che regista e buona parte del cast sono britannici: che lo scopo del film non sia, anche, una rivendicazione delle pretese autonomiste dei Britannici contro gli invasori d’oltremanica?

Quanto siamo fighi in mezzo alla nebbia, eh? Peccato fare una fine del cazzo…

Io non ci andrei giù così pesante con il sottotesto politico, o perlomeno non lo caratterizzerei in maniera così definita. Il film soprattutto si insinua in quel filone, che Marshall a sto punto frequenta sin dalla prima opera, che descrive un insieme di persone alle prese con una situazione di pericolo, ponendo sotto il microscopio in che modo si forma un gruppo, come lo si salda e come poi vengono affrontate le perdite. In mezzo tante teste mozzate.
Non vorrei che si fraintendesse questa cosa…non è che qua si glorifica la violenza, ma un film che praticamente inizia con un uomo impalato mentre sta espletando i propri bisogni DEVE essere  apprezzato, anche al di là dei propri meriti oggettivi. C’è anche un certo ricorrere di questo elemento: il protagonista viene obbligato a immergere la testa in un tinello pieno di piscio, così, come ulteriore sfregio alla sua virilità.

Urinoterapia o denuncia del Waterboarding?

Il film poi non lesina momenti di un cinismo ironico particolarmente efficace: un povero nero corre per salvarsi la vita da un gruppo di lupi ma viene fregato da un compagno che preferisce darlo in pasto agli animali e guadagnare del tempo (e qua sono ben due topoi in uno: i neri non si salvano mai e i neri corrono veloci!); il gruppo di fuggitivi che riesce a catturare un cervo ma, non avendo il tempo per farlo arrosto, ne beve il sangue per riscaldarsi e mangia il muschio semi-digerito trovato nello stomaco della bestia. Insomma, si ghigna, se si è dei cinici bastardi, con un po’ di disagio se si ha un po’ di cuore (la prima, personalmente).
Ecco, si parlava prima di femminismo e di amazzoni. Nel film spadroneggia la figura della guerriera muta interpreta da Olga “viso d’angelo” Kurylenko, che dà una bella dimostrazione di ferocia e che si insinua ella lista di figure femminili forti tipiche del cinema di Marshall (e che, per inciso, ha sì un viso d’angelo ma anche il resto non scherza). Incazzata come una iena, non può urlare, ma le occhiatacce che lancia sono autoesplicative e il modo con cui infilza avversari senza battere ciglio parla da sé.

Ha appena mozzato la mano al tizio dietro e poi lo ho sgozzato. Ed è muta. Olga, SPOSAMI!

In realtà questo non è un film su cui c’è molto da dire, il suo sporco lavoro lo fa bene, ma senza eccedere nel mettersi in mostra: i combattimenti sono ben coreografati, veloci, precisi, vanno subito al sodo e il sangue è bello copioso; gli sguardi sono quelli di pietra dei soldati induriti dalla guerra, ma c’è anche spazio per qualche scherzone da caserma.
Il sottotesto arriva poi puntuale nel finale, quando risulta chiaro quanto sia enorme la distanza tra chi vive in prima persona il campo di battaglia e chi invece decide le sorti degli uomini seguendo ragioni di stretto opportunismo politico.
Non ci sono davvero vincitori e vinti: ognuno ha combattuto per le ragioni in cui credeva, fosse la difesa della propria terra o l’obbedienza alle insegne romane. Tuttavia la brutalità della guerra rimane sempre lì, rappresentata con fedeltà, mai attribuita a chi mette in gioco la propria vita, ma piuttosto rinviata a chi ha deciso di iniziare una guerra di conquista che non porterà a nulla, come fanno notare i superstiti al massacro che all’improvviso realizzano quanto vani siano stati i loro sacrifici.

Sic transit gloria mundi

Tre pallette oggettive, tre e mezzo per il divertimento provocato dalle teste mozzate!

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