Scott Pilgrim vs. The World, 2010, Edgar Wright (Kawaii meets random indie band)

Avviso a tutti i lettori: trattasi di recensioni schizofrenica e frammentaria, dato che deriva da 4 file differenti scritti in momenti diversi con umori variabili. A voi dire se l’esperimento è riuscito.

Si parlava qualche tempo fa di iper-violenza (senza esagerare: qui e qui) e di quanto questa fosse sgradita alla maggior parte del nostro pubblico femminile; questo blog è stato aperto solamente da un paio di giorni che già le polemiche imperversano come delle api impazzite. Il punto del contendere: le teste mozzate, ovvero “Perché parli di queste cose brutte che fanno fare gli incubi la notte e che a noi donne non piacciono? E perché questa dovizia di particolari nella descrizione di scene particolarmente cruente?”

(E sì, eh, sono sempre le donne a insinuare dubbi non richiesti – e qui l’identità misogina del blog inizia a delinearsi sempre più netta – e, per essere onesti, a mandare avanti il mondo con le loro recriminazioni. Gli uomini, infatti, poi impazziscono e iniziano a scatenare guerre per stemperare la tensione accumulata)

Oggi parliamo di una pellicola, appena uscita in Italia, dopo eoni dall’esordio in patria, che i cineblogger più aggiornati hanno già provveduto a recensire, probabilmente attraverso arcane modalità cibernetiche (gita al torrente o cavalcata sul mulo) e che potrebbe costituire l’Arca dell’Alleanza, il patto di non belligeranza, il do ut des tra noi maschi amanti di mazzate e voi donne appassionate di storielle d’amore contrastate. In mezzo, una valanga di riferimenti pop, soprattutto video ludici, per accontentare i nerd dell’universo intiero.

Scott Pilgrim vs the World è un film pucci pucci, con la magliettina a righe, i riccioli adolescenziali di Michael Cera e la sana follia citazionista del regista Edgar Wright, che fa di tutto per mettere d’accordo le due metà del cielo.

Il film è tratto da un celeberrimo e pluripremiato fumetto e vede come protagonista il nostro Scott, imberbe giovanotto di buoni sentimenti, che si mette assieme ad una collegiale cinese di nome Knives Chau, per il sommo ludibrio di tutti i suoi amici, band-indie-con-ex-ragazza-incazzata-compresa, sorella-rompiballe-e-impicciona, coinquilino-miglior-amico-gay-nonché-compagno-di-letto-per-stretta-necessità. Tutto pare andare alla meraviglia nella vita di Scott fino a che non incontra Ramona Flowers, misteriosa ragazza che si tinge i capelli una volta ogni settimana e mezzo. Che è piena di ex. Che vogliono fare la pelle a Scott. Da qui mazzate senza sangue, paranoie sentimentali, tante ghignate citazioniste (la musica di Zelda!!! Le porte con la stella di Super Mario!!! Le combo da gioco di botte!!! Le monetine che appaiono alla fine di ogni combattimento!!!) e una regia che non lesina i colpi di genio, aiutata da una fonte splendida quale il fumetto sopra citato.

Ramona Flowers e un martello da N-mila tonnellate che compare dal nulla: chi ci ricorda?

La grandezza della pellicola film sta soprattutto nel suo essere un enorme frullato di riferimenti visivi tra i più disparati, che si rifanno ad una cultura pop non dico di nicchia, ormai non si può più affermare una cosa del genere, ma sicuramente non per le grandi masse. Ho parlato di frullato, ma in realtà il termine dà un’idea sbagliata della pellicola, fa venire in mente qualcosa di amorfo e mescolato a casaccio: Edgar Wright (che è doveroso ricordare per Shaun of the Dead) invece si dimostra un maestro nel saper gestire una materia così vulcanica senza scottarsi. Il continuo passare da una situazione all’altra, sempre con quel tono a metà tra la parodia e la citazione affettuosa testimonia di come il materiale di partenza, fumetto e meta-testi, è subordinato alla narrazione. Non ci sono pause morte, tutto accade alla velocità giusta, le sequenze si esauriscono una volta che hanno detto quello che hanno da dire, e spesso si tratta di una piccola contorsione straniata e divertita di ciò che ci si aspetterebbe da una commedia sentimentale (aka, gioca pesante sulle aspettative).

Scott Pilgrim è un film che non si prende sul serio, sfido io a credere davvero in uno dei personaggi folli che abitano l’universo filmico: eppure la caratterizzazione immediata che è frutto di un sapiente uso di gag ripetute e di immediata identificazione dei caratteri , li rende talmente veri che alla fine del film ci si affeziona a protagonisti e comprimari. Aggiungiamo che il cast è assolutamente di altissimo livello: Mary Elizabeth Winstead è bravissima nel suo destreggiarsi tra sguardi a metà tra l’ironico e l’innomorato, costruisce il suo personaggio, Ramona Flowers, prima come una sorta di leggenda metropolitana evanescente e irraggiungibile, e poi come una sfinge indie di difficile decifrazione, ambigua e carinissima allo stesso tempo; Michael Cera è più lineare, sembra il classico bravo ragazzo un po’ alienato dal resto del mondo, eppure il loser Scott Pilgrim nasconde non solo un lato oscuro che viene fatto intravvedere varie volte, ma anche una determinazione non comune; Ellen Wong e la sua Knives Chau poi sono una divertentissima sorpresa, a metà tra la fanboy adolescente e la stalker psicopatica.

GO, GO, POWER RANGERS!

In tutto ciò la forza di Scott Pilgrim consiste nell’essere un film girato da un bambino con le mani impiastricciate di nutella. Ovvero, Edgar Wright quando deve mettere in scena una situazione lo fa col candore di un regazzino che pensa “dai, cazzo, facciamolo!”: i due protagonisti si baciano? Ovviamente usciranno dei baci viola dalla loro bocca e un mini Scott suonerà il basso sullo sfondo; Scott si chiude gli occhi con le mani per non vedere Ramona che si cambia? Altrettanto ovviamente lo schermo diventa nero. Sono tutte delle trovate estremamente spontanee, naif, visivamente pop, buttate sullo schermo con una classe invidiabile e una capacità spaventosa di amalgamare materiali diversi.

E a dialoghi tipo questi, di cui il film è pieno, non si può resistere: Scott vuole scaricare Knives, lei però lo invita a cena dai suoi e lui non può che rispondere “Like what, chinese food?” oppure “Are you even allowed to date outside your race?”

Rileggo il tutto e mi accorgo di non essere riuscito a trasmettere una briciola dell’incredibile vitalità ed entusiasmo visivo del film, che nasconde anche delle piccole schegge di riflessione non indifferenti (il bagaglio emotivo che ognuno si porta dietro e che influenza i propri rapporti con gli altri, un certo sguardo nostalgico e anche un po’ cupo sulla fine delle relazioni).

Quattro pallette tutte, se si è fan di un certo universo video-ludico/manga-animesco/indie anche quattro e mezzo.

Ah, cazzo: QUESTA SCENA, LA PEE BAR

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Una risposta a Scott Pilgrim vs. The World, 2010, Edgar Wright (Kawaii meets random indie band)

  1. Reyes T. Hogan ha detto:

    L’ultimo ex di Ramona, Gideon, ha messo insieme la Lega dei Malvagi Ex dopo che lei lo aveva lasciato. È dopo la fine della loro storia che Ramona ha lasciato l’America ed è venuta a vivere in Canada, per rifarsi una vita lontano da lui. Dopo aver scoperto che l’attore e skateboarder Lucas Lee, il secondo malvagio ex, è a Toronto per girare un film, Scott decide di lasciare Knives. Ancora innamorata di Scott, Knives ne diventa ossessionata e cerca di riconquistarlo. Scott in seguito sconfigge Lee convincendolo a eseguire un pericoloso stunt. In seguito incontra il terzo malvagio ex, Todd Ingram, fidanzato con l’ex ragazza di Scott, Natalie “Envy” Adams. Todd, grazie ai suoi poteri vegani, è molto più forte di Scott, ma quest’ultimo riesce però a convincerlo a bere caffè e latte così da fargli portar via i poteri dalla polizia vegana e a sconfiggerlo.

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