Una separazione, Asghar Farhadi, 2011 (di massacri e massacri)

Dato che mi è stato imposto di scrivere una recensione sul film di cui vedete il titolo qua sopra voglio accontentare il mio misterioso persecutore ma al tempo stesso scriverò pure un po’ di fatti miei.

Ah, dato che l’omertà dei piccoli segreti la trovo odiosa vi svelo pure l’identità del famigerato personaggio: Ilaria Fuscaldo, di Zenzero e Caffè. Scriverei pure l’indirizzo ma sinceramente non me lo ricordo. Comunque abita a Rozzano e prepare un macello di roba buona da mangiare che non divide mai col sottoscritto. Così, per dire. Non c’è astio. No.

Voi tutti ricordate Carnage, il film di Polanski presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Lo so che è così. E probabilmente avrete pure detto: “Caspita, tutto un film in un appartamento, che roba! E come fustiga bene quei bastardi di personaggi! Minchia, quanto racconta bene l’ipocrisia borghese!”  

A parte che parlare di borghesia nel 2011 è pura follia e dimostra totale ignoranza del mondo in cui viviamo (e non è tanto colpa di chi guarda ma di chi ha scritto o diretto il testo: perché le figure del film quello sono, dei borghesi fuori tempo massimo. Pare un film di trent’anni fa), a parte che di film girati in un solo ambiente ce ne sono a bizzeffe (dicesi kammerspiel), a parte che ciò che fa Polanski è poco più che additare quattro poveracci e prendersi gioco di loro, a parte tutto ciò penso che a questo punto dovrebbe esserci una principale da qualche parte.

[Ma la sintassi non ha alcun dominio in questo luogo].

Carnage è un film pavido, diciamo la verità. Perché non ha il coraggio di prendere di petto la questione, di incidere nella carne viva, di trarre le conseguenze ultime di ciò che ha mostrato. Preferisce farsi due risatine innocue, altro che Dio del massacro. Da uno che ha mostrato in che modo orrendo le aspettative degli altri forgino la nostra identità (L’inquilino del terzo piano), quanto terribile possa essere il contatto e il rapporto con l’esterno (Repulsion), quanto caotico e insensato possa essere il mondo (Che?)…[e facciamo finta io abbia fatto davvero la rassegna dei migliori film di Polanski] da uno come questo signore qui, che è accusato di stupro, ha perso la moglie violentata da un branco di pazzi mentre era incinta, ed è sinceramente una persona discutibile, da uno come questo ci si aspetta di più.

Un massacro. E infatti Una separazione è un vero e proprio massacro. In un Iran in cui il regime islamico si fa sentire anche senza inutili dichiarazioni esplicite due coppie (con bambini) lottano per sopraffare l’altra, per non implodere, per mantenersi a galla in un mondo in cui i legami si sgretolano come molecole sottoposte ad alte temperature [una metafora di scarsa accuratezza scientifica, sia detto tra noi]. Asghar Farhadi scrive attorno a una vicenda apparentemente banale una sceneggiatura a orologeria, in cui colpi di scena, cambiamenti di prospettiva, ambiguità e partecipazione si susseguono senza tregua.
La vera forza del film sta nella scrittura a monte: per come sono delineati i personaggi, che hanno sì una forte identità, ma al contempo rimangono dinamici e fluidi, sottoposti agli sbalzi del caso; per come sono costruite le situazioni, realistiche, mai forzate, accurate in una maniera tale da dare l’impressione di essersi venute a creare davanti alla macchina da presa; e infine per come insinui in continuazione il dubbio che, in fondo in fondo, nella storia che sta raccontando il film non importi tanto stabilire chi è responsabile di cosa, ma quanto sia universale la menzogna e l’inganno col quale ci si approccia agli altri, a se stessi e i propri cari, spinti proprio dall’amor proprio e di chi si ama.

E invece la GRANDEZZA del film (quattro pallette su cinque, per i maniaci delle pallette) alla fin della fiera sta per me tutta nello sguardo del regista, nella prospettiva che ha adottato nel costruire questo massacro inter-familiare: perché non è da tutti tagliare a fettine sottili il manto di ipocrisia sotto il quale si pretende che ogni cosa sia al suo legittimo posto, costruendo un’angoscia che non lascia scampo e che nell’ultima mezz’ora diventa devastante; ma sopratutto non è da tutti UNIRE a questo cinismo realistico la compassione e la comprensione per un destino comune di sventura che incombe su tutto e tutti.

Una separazione è un ottimo film mentre Carnage una schifezza, tolto il divertimento e il plauso agli attori, proprio per il modo in cui si relaziona coi suoi protagonisti: il polacco li schernisce, mentre l’iraniano li colpisce al ventre, li guarda mentre boccheggiano e poi li abbraccia, confidando (vanamente, con consapevolezza?) che la violenza usata possa servire a farli crescere e renderli migliori.

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